:: ALAC, il vantaggio di essere “liberi” ::

Molti si chiedono cosa significhi “liberi amministratori”, alcuni possono pensare che il termine “liberi” conservi una funzione emotiva che predisponga favorevolmente l’interlocutore; in realtà il termine è nato dalla volontà dei piccoli proprietari che, nel 1987, hanno promosso la creazione di un’associazione di amministratori che facesse i loro interessi e tutelasse la proprietà condominiale e non per creare una consorteria che, mascherata dietro il pubblico interesse, perseguisse invece finalità corporative. Oggi essere liberi amministratori dell’A.L.A.C. significa anche altro; significa amministrare un numero non eccessivo di stabili assunti sul mercato grazie alle proprie capacità ed alla fiducia acquisita tra i cittadini e non per averli “acquistati”, senza dovere la propria fortuna alle grazie di politici o di altre entità alle quali, in ogni momento, si debba rendere conto; significa essere indipendenti e non vincolati da regole imposte da coloro che già dominano il mercato al fine di conservarne il monopolio; significa non avere alcun ostacolo a perseguire il proprio predecessore se ha operato male; significa lavorare in un mercato libero.
L’A.L.A.C. non crede che chi amministra centinaia di stabili e ostenta considerevoli mezzi informatici e ingenti risorse di personale possa fornire un servizio come la legge richiede (la Cassazione ha sempre sottolineato la rilevanza del rapporto fiduciario tra amministratore e amministrato); l’attività di amministratore non si risolve unicamente in compiti gestori che possono essere evasi delegando una dipendente a caricare dati in una macchina; in un condominio di media grandezza ogni anno si verificano, in media, quattro o cinque violazioni di diritti di credito o reali dei condòmini; dette violazioni richiedono l’intervento dell’amministratore che deve agire ai sensi dell’art. 1130 c.c., secondo procedure dettate dalla legge e dall’esperienza; in queste procedure, che presuppongono, quasi sempre, complesse indagini di fatto e di diritto o tecniche, l’amministratore interviene quasi come “organo di polizia” a censurare ed eliminare le violazioni dei diritti degli amministrati, con le necessarie riunioni, verbalizzazioni, assunzioni di pareri, consulti ecc.; la domanda che sorge a tutti è ovvia: come può un amministratore di duecento stabili seguire efficacemente e personalmente circa mille questioni ogni anno? Alcune di queste finiranno in mano ad un procuratore, che le porterà davanti ad un giudice, ma l’esito della controversia è quasi sempre già determinato o, per lo meno, fortemente influenzato dalla fase precedente (l’amministratore ha denunciato prontamente i difetti dell’opera o il sinistro?, ha azionato il ricorso nei termini?, ha raccolte conservato diligentemente le prove a favore?).
L’A.L.A.C. , con i propri corsi, non ha la presunzione di formare amministratori perfetti e privi di difetti, ma sicuramente fornisce le cognizioni di base sufficienti ad iniziare l’attività e, soprattutto, il necessario supporto tecnico-legale di consulenze gratuite, alle quali il socio può accedere per essere aiutato a risolvere le questioni ed acquisire esperienza nel proprio lavoro.
L’A.L.A.C. è al corrente dell’esistenza di alcuni problemi, anche rilevanti, della categoria, quali la misura dei compensi, ma ritiene che questi vadano affrontati e risolti con il contributo di tutti, e non a colpi di mano ed agganci politici.

Avv. Paolo Gatto
Presidente Nazionale A.L.A.C.

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